"quando avremo ottanta anni, avremo probabilmente imparato tutto dalla vita .
Il problema sarà ricordarlo"

domenica 2 marzo 2025

02 febbraio 2025. The last day. Una domenica a Malacca.

 Oggi è l'ultimo giorno del nostro soggiorno a Malacca e della nostra permanenza in Malesia. Il sole ci saluta su un cielo meravigliosamente celeste con qualche batuffolo di nuvola qua e là. È domenica e si sente. C'è proprio l'atmosfera che spesso si ritrova nelle nostre città del giorno di riposo settimanale.

Le persone vanno ai templi o iniziano la giornata con colazioni e un passeggiare  rilassato. Noi abbiamo lasciato per ultimo la visita alla moschea di Masjid Selat Melaka che dista circa 3 km dal centro. È una moschea famosa perché costruita su un'isola artificiale e con l'alta marea  sembra galleggiare sull'acqua. È stata inaugurata nel 2006. La sua architettura è tanto austera all'interno quanto dinamica all'esterno. Spicca il suo bel minareto alto 30 metri. Per arrivarci ci amiamo di... scooter? No, bicicletta. E si, la bici. Cercavamo un affitta scooter ma vedendo le biciclette e considerando che ci servivano solo per uno spostamento così corto, ci è sembrato più consono. Le bici sono abbastanza sgangherate ma crediamo che possano fare il loro dovere. Via di pedale. Attraversiamo la città e ci accorgiamo che la periferia è molto più grande di quanto la si immagini. Palazzi e altri grandi edifici incorniciano strade ben percorribili. C'è molto traffico però e le bici non sono proprio leggere, neanche noi. Negli ultimi km, prima di arrivare alla moschea, attraversiamo una zona di palazzi fatiscenti, alberghi iniziati e abbandonati, negozi chiusi. È una zona che è stata abbandonata  a sé stessa. Probabilmente c'era l'intenzione di farne un'area di attività ricettive  che sicuramente non hanno avuto seguito. Sembra una piccola città fantasma. 
L'unica attrazione è la moschea. Vi arriviamo dopo circa venti minuti di pedalata tra auto e autobus. Ci sono già diversi turisti e ne arriveranno altri più tardi. All'ingresso ci dotano di abiti consoni al luogo. Come già successo nelle altre moschee, per me è necessario avere coperte braccia, gambe e testa. Gigi solo gambe. Ci fanno indossare le rispettive
“coperture”, dietro l’obolo di 5 Ringgit a testa. Il luogo di preghiera è abbastanza grande e carino, austero come nel loro stile, ma niente di rilevante. Usciamo da qui e andiamo ad ammirarla da un moletto alla sua sx, che dista qualche centinaio di metri. Da qui la visuale è davvero degna di nota. Sembra fluttuare sul mare e i suoi colori contrastano il blu del cielo. Molto suggestiva. Tante foto di rito e si inforcano nuovamente le bici per il rientro nel centro città. Consegnata la bici, che è costata 9 Ringgit a testa ( 2 euro), cerchiamo da pranzare.
To’, Chinese food. Ci attrae un menù in un localino molto semplice e si entra. Una ragazza sveglia e accogliente ci istruisce su alcune pietanze sconosciute e ci fidiamo. Perfetto! Abbiamo preso due piatti Combo, ovvero combinati, assemblati insomma con più pietanze. Ma la cosa sconcertante è stato il prezzo : l'equivalente di 2 euro a testa compresa la bevanda, non alcolica perché non ce n'è. Abbiamo mangiato benissimo. Era veramente tutto delizioso. Le bevande erano te o kopi. Cosa è il kopi? Booo, era un caffè allungato e freddo, con aggiunta di ghiaccio. Qualcuno aggiunge latte e/o zucchero, noi né l'uno  né l'altro. Bene bene tutto finora. Nel rientrare in hotel ripercorriamo la via del caos notturno, dove ci sono le bancarelle di street food del fine settimana, la Jonker street. Ma è tutta un'altra storia!! Il caos del via vai notturno lascia spazio ad un insieme di negozi e localini mooolto interessanti. Le sere scorse non abbiamo avuto l'opportunità di vederli perché ovviamente erano chiusi visto l'allestimento del mercato davanti ad essi.
Negozi di antiquariato, abbigliamento, house tea, oggettistica di prestigio e caffetterie, gelaterie e un mini museo, ad ingresso libero, che raccoglie e racconta, senza appesantire, l’introduzione della stampa in questo paese. Ogni tanto si sente provenire da alcuni di essi musica raffinata e ci sembra davvero di stare in un'altra realtà rispetto a ciò che abbiamo visto finora. È una cittadina acculturata e  “cool” nel senso di raffinata, elegante.
Arrivati di fronte alla chiesa, quella rossa, costruita nel 1753 e consacrata a Cristo di cui è omonima, sentiamo cantare ed entriamo. Ci sono diversi giovani di colore che preparano un'esibizione. Cantano in coro con una armonia che ne fa percepire la preparazione. C'è pure il sacerdote, un omone che ci invita ad entrare e, dopo aver saputo che siamo italiani, dell'Italia  del Papa Frank, ci informa che ci sarà l'esibizione/concerto corale alle 17.00. Bè eravamo un pò titubanti sul tornare alle 17.00 perché pensavamo alle solite cose per racimolare soldi che boh, dove vanno non si sa. Invece qualcosa ci ha spinto ad andare. Alle 17.10 siamo qui, ad assistere allo spettacolo. La chiesa è gremita di gente e….

Sull'altare, trasformato in un palcoscenico, un gruppo di ragazzini  accompagnato da due musicisti e da alcuni giovani più grandi cantano e danzano in modo impeccabile. Sono diretti magistralmente da una bellissima donna che ne segue ogni movenza ed espressione. Cantano e ballano da far tremare i muri. È UNO SPETTACOLO divino direi. È la cosa più bella che abbiamo mai visto in una chiesa. È un mix tra  gospel e musica tribale africana dai ritmi coinvolgenti. I ragazzi danzano e cantano con una forza e una fede incredibile. Allegri, solari, gioiosi. In alcuni momenti di pausa, alcuni di loro raccontano  la loro storia ed è un susseguirsi di emozioni . Ammutoliti, stiamo qui a filmare lo spettacolo e a osservare. Siamo senza parole, coinvolti come in un fiume in piena. 

Sono ragazzi ugandesi che girano il mondo per autofinanziare il progetto WATOTO. È un progetto che nasce da una coppia di  missionari canadesi che fondarono la WATOTO Church nel 1984 a Kampala, in Uganda. L'obiettivo è quello di celebrare Cristo e prendersi cura della comunità. Attraverso le donazioni e il volontariato si prende cura di bambini bisognosi affinché possano trovare la loro strada nel mondo. Crea un metaforico filo diretto con Cristo perché fonda le proprie radici sulla parola di Dio e sulla forza che può dare nei momenti peggiori della vita. Ognuno di loro ha un trascorso terribile, fatto di abbandoni e fughe dai paesi più disparati. Ogni volontario del progetto ha avuto un chance dalla chiesa e grazie ad essa si è salvato e realizzato. Ad ognuno è data l’istruzione necessaria e tanti hanno continuato a studiare. Alcuni sono diventati avvocati se non insegnanti o assistenti sociali. Musicisti, sacerdoti, madri e padri di famiglia. Insomma la rinascita, come Gesù Cristo. 

Confusi e felici, inebriati da tanto coraggio, torniamo all'albergo. Dopo una doccia si va a cena. Sarà l'ultima qui in Malesia. Ci sediamo in riva al canale in un localino chiamato Nebula. Dei bravi/professionali ragazzi malesi portano birre ghiacciate  e i diversi snack ordinati. È bellissimo. Finiamo qui l'avventura iniziata un mese fa. Finiamo qui l'avventura dei due mesi nel sud est asiatico. Thailandia e Malesia viste da altre prospettive. Tanto diverse e tanto speciali. Avremmo da scrivere e raccontare tantissime cose ma ce le terremo per qualche incontro dal vivo con amici curiosi. Oggi salutiamo la Malesia e la ringraziamo per ogni emozione dataci: SELAMAT TINGGAL dan TERIMA KASIH Malaysia. 




sabato 1 marzo 2025

01 marzo 2025. Malacca

 
Stamattina usciamo per assaporare meglio questa piccola meraviglia. C'è già tanta gente in giro e tanto caldo. I colori sgargianti del rosso della Red Square e dei risciò, unici e caratteristici, si stagliano sull’azzurro del cielo. La giornata è tersa e qualche nuvoletta bianca fa capolino nel blu. L'intenzione è quella di percorrere con tranquillità le viuzze di questo incantevole “paesino” tra murales colorati e spensieratezza. Tra un'opera artistica e l'altra capiamo subito che questo è un paese di artisti. Ci sono diverse
botteghe di artigianato. Ceramisti, pittori, conciatori che si dividono gli spazi con ristoranti, caffetterie e negozi di articoli vari. È un pullulare di vita questo posto. Nel percorso che facciamo attraversiamo la Lorong Seni, la via dei murales, per arrivare ai templi che stanno tutti sulla stessa strada chiamata dagli occidentali Harmony Street, o meglio dai malesi, Jalan Tokong. Qui c'è il il sunto di ciò che abbiamo scritto e detto tante volte. Religioni così distanti e diverse convivono pacificamente da sempre.
Questa via rappresenta proprio la capacità di queste genti di capire, accogliere e accettare il credo altrui. Ci sono 3 templi e una moschea. C'è il tempio induista, Sri Poyyatha Vinayagar Moorthi; il tempio taoista, buddista, confuciano, il bellissimo Cheng Hoon Teng; il Tempio buddista, Xiang Lin Si e la moschea, Kampung King. Sono bellissimi, tutti. Ognuno ha delle caratteristiche proprie e in ognuno ti puoi davvero perdere. La cosa ancora più importante è che, quando entri, le persone, i credenti presenti, ti accolgono e si compiacciono del tuo stupore.
Armonia; si sente, tangibile e presente. Dopo una colazione tardiva con caffè allo Jasmine e tanto di croissant alle mandorle in delle belle caffetterie, riprendiamo a gironzolare. Il canale continua a trasportare in battello i turisti che vogliono vedere la città dall'acqua. Nei locali suonano musica raffinata e le persone sembrano felici. Un’ oasi di caotica serenità. Andiamo a mettere sotto i denti due rice balls(non lo traduco che è meglio) e pollo, come ieri che ci era piaciuto tanto. Il cielo si incupisce un pochino e butta giù due gocce ma ci da la possibilità
di andare sulla collina, sopra la piazza rossa dove c'è il rudere della chiesa di San Paolo. Si trova appunto su una collina omonima appena sopra la piazza ed è una chiesa storica della seconda metà del 1500. Si attraversa la porta detta A Famosa che introduce alla fortezza ormai quasi del tutto demolita, con alcune parti ancora ben visibili, che fu utilizzata a difesa della città durante le varie incursioni. Si scattano tante foto e si vede dall'alto la città sul canale, la cosiddetta Venezia d'oriente. Malacca fu terra di conquista portoghese, olandese e britannica. Dopo la seconda guerra mondiale l'orgoglio malese portò a negoziati che le diedero l'indipendenza nel 1956. Fu anche una base marittima importante e difatti si trovano musei e navi esposte in bella mostra.
Insomma nei 1.720 km², i suoi 930.000 abitanti ( censimento 2019) possono vantare bellezza, arte e storia. La sera, dopo le 19.00 andiamo nuovamente a Junker Street, Chinatown, ma gira e rigira non ci ispira niente da mangiare. Assaggiamo le polpette di patate dolci, fritte. Ottime ma poi? Crisi alimentare? Forse. Andiamo a cercare una pizzeria di cui ci hanno parlato. Si chiama Aurelia è sta sulle rive del canale. Ci sono tantissimi localini carini carini lungo il canale e si sta davvero bene perché c'è una leggera brezza che soffia via il caldo umido che c'è. Ok, pizza e birra: ottima e perfetta. Lasciamo il locale e passeggiamo lungo riva. Magnifico. Luci e luminarie che si riflettono sull'acqua, musica ricercata in sottofondo che viene dai diversi locali, l'atmosfera è magica. Parlando con Gigi e facendo un paragone con Ipoh e George town (Penang) che vengono sponsorizzate e descritte come opere a cielo aperto e bellezze incantevoli, bè, avendole viste e vissute bene tutt'e tre possiamo dire ad alta voce che non ce n'è per nessuno: Malacca vince a mani basse.