"quando avremo ottanta anni, avremo probabilmente imparato tutto dalla vita .
Il problema sarà ricordarlo"

domenica 2 marzo 2025

02 febbraio 2025. The last day. Una domenica a Malacca.

 Oggi è l'ultimo giorno del nostro soggiorno a Malacca e della nostra permanenza in Malesia. Il sole ci saluta su un cielo meravigliosamente celeste con qualche batuffolo di nuvola qua e là. È domenica e si sente. C'è proprio l'atmosfera che spesso si ritrova nelle nostre città del giorno di riposo settimanale.

Le persone vanno ai templi o iniziano la giornata con colazioni e un passeggiare  rilassato. Noi abbiamo lasciato per ultimo la visita alla moschea di Masjid Selat Melaka che dista circa 3 km dal centro. È una moschea famosa perché costruita su un'isola artificiale e con l'alta marea  sembra galleggiare sull'acqua. È stata inaugurata nel 2006. La sua architettura è tanto austera all'interno quanto dinamica all'esterno. Spicca il suo bel minareto alto 30 metri. Per arrivarci ci amiamo di... scooter? No, bicicletta. E si, la bici. Cercavamo un affitta scooter ma vedendo le biciclette e considerando che ci servivano solo per uno spostamento così corto, ci è sembrato più consono. Le bici sono abbastanza sgangherate ma crediamo che possano fare il loro dovere. Via di pedale. Attraversiamo la città e ci accorgiamo che la periferia è molto più grande di quanto la si immagini. Palazzi e altri grandi edifici incorniciano strade ben percorribili. C'è molto traffico però e le bici non sono proprio leggere, neanche noi. Negli ultimi km, prima di arrivare alla moschea, attraversiamo una zona di palazzi fatiscenti, alberghi iniziati e abbandonati, negozi chiusi. È una zona che è stata abbandonata  a sé stessa. Probabilmente c'era l'intenzione di farne un'area di attività ricettive  che sicuramente non hanno avuto seguito. Sembra una piccola città fantasma. 
L'unica attrazione è la moschea. Vi arriviamo dopo circa venti minuti di pedalata tra auto e autobus. Ci sono già diversi turisti e ne arriveranno altri più tardi. All'ingresso ci dotano di abiti consoni al luogo. Come già successo nelle altre moschee, per me è necessario avere coperte braccia, gambe e testa. Gigi solo gambe. Ci fanno indossare le rispettive
“coperture”, dietro l’obolo di 5 Ringgit a testa. Il luogo di preghiera è abbastanza grande e carino, austero come nel loro stile, ma niente di rilevante. Usciamo da qui e andiamo ad ammirarla da un moletto alla sua sx, che dista qualche centinaio di metri. Da qui la visuale è davvero degna di nota. Sembra fluttuare sul mare e i suoi colori contrastano il blu del cielo. Molto suggestiva. Tante foto di rito e si inforcano nuovamente le bici per il rientro nel centro città. Consegnata la bici, che è costata 9 Ringgit a testa ( 2 euro), cerchiamo da pranzare.
To’, Chinese food. Ci attrae un menù in un localino molto semplice e si entra. Una ragazza sveglia e accogliente ci istruisce su alcune pietanze sconosciute e ci fidiamo. Perfetto! Abbiamo preso due piatti Combo, ovvero combinati, assemblati insomma con più pietanze. Ma la cosa sconcertante è stato il prezzo : l'equivalente di 2 euro a testa compresa la bevanda, non alcolica perché non ce n'è. Abbiamo mangiato benissimo. Era veramente tutto delizioso. Le bevande erano te o kopi. Cosa è il kopi? Booo, era un caffè allungato e freddo, con aggiunta di ghiaccio. Qualcuno aggiunge latte e/o zucchero, noi né l'uno  né l'altro. Bene bene tutto finora. Nel rientrare in hotel ripercorriamo la via del caos notturno, dove ci sono le bancarelle di street food del fine settimana, la Jonker street. Ma è tutta un'altra storia!! Il caos del via vai notturno lascia spazio ad un insieme di negozi e localini mooolto interessanti. Le sere scorse non abbiamo avuto l'opportunità di vederli perché ovviamente erano chiusi visto l'allestimento del mercato davanti ad essi.
Negozi di antiquariato, abbigliamento, house tea, oggettistica di prestigio e caffetterie, gelaterie e un mini museo, ad ingresso libero, che raccoglie e racconta, senza appesantire, l’introduzione della stampa in questo paese. Ogni tanto si sente provenire da alcuni di essi musica raffinata e ci sembra davvero di stare in un'altra realtà rispetto a ciò che abbiamo visto finora. È una cittadina acculturata e  “cool” nel senso di raffinata, elegante.
Arrivati di fronte alla chiesa, quella rossa, costruita nel 1753 e consacrata a Cristo di cui è omonima, sentiamo cantare ed entriamo. Ci sono diversi giovani di colore che preparano un'esibizione. Cantano in coro con una armonia che ne fa percepire la preparazione. C'è pure il sacerdote, un omone che ci invita ad entrare e, dopo aver saputo che siamo italiani, dell'Italia  del Papa Frank, ci informa che ci sarà l'esibizione/concerto corale alle 17.00. Bè eravamo un pò titubanti sul tornare alle 17.00 perché pensavamo alle solite cose per racimolare soldi che boh, dove vanno non si sa. Invece qualcosa ci ha spinto ad andare. Alle 17.10 siamo qui, ad assistere allo spettacolo. La chiesa è gremita di gente e….

Sull'altare, trasformato in un palcoscenico, un gruppo di ragazzini  accompagnato da due musicisti e da alcuni giovani più grandi cantano e danzano in modo impeccabile. Sono diretti magistralmente da una bellissima donna che ne segue ogni movenza ed espressione. Cantano e ballano da far tremare i muri. È UNO SPETTACOLO divino direi. È la cosa più bella che abbiamo mai visto in una chiesa. È un mix tra  gospel e musica tribale africana dai ritmi coinvolgenti. I ragazzi danzano e cantano con una forza e una fede incredibile. Allegri, solari, gioiosi. In alcuni momenti di pausa, alcuni di loro raccontano  la loro storia ed è un susseguirsi di emozioni . Ammutoliti, stiamo qui a filmare lo spettacolo e a osservare. Siamo senza parole, coinvolti come in un fiume in piena. 

Sono ragazzi ugandesi che girano il mondo per autofinanziare il progetto WATOTO. È un progetto che nasce da una coppia di  missionari canadesi che fondarono la WATOTO Church nel 1984 a Kampala, in Uganda. L'obiettivo è quello di celebrare Cristo e prendersi cura della comunità. Attraverso le donazioni e il volontariato si prende cura di bambini bisognosi affinché possano trovare la loro strada nel mondo. Crea un metaforico filo diretto con Cristo perché fonda le proprie radici sulla parola di Dio e sulla forza che può dare nei momenti peggiori della vita. Ognuno di loro ha un trascorso terribile, fatto di abbandoni e fughe dai paesi più disparati. Ogni volontario del progetto ha avuto un chance dalla chiesa e grazie ad essa si è salvato e realizzato. Ad ognuno è data l’istruzione necessaria e tanti hanno continuato a studiare. Alcuni sono diventati avvocati se non insegnanti o assistenti sociali. Musicisti, sacerdoti, madri e padri di famiglia. Insomma la rinascita, come Gesù Cristo. 

Confusi e felici, inebriati da tanto coraggio, torniamo all'albergo. Dopo una doccia si va a cena. Sarà l'ultima qui in Malesia. Ci sediamo in riva al canale in un localino chiamato Nebula. Dei bravi/professionali ragazzi malesi portano birre ghiacciate  e i diversi snack ordinati. È bellissimo. Finiamo qui l'avventura iniziata un mese fa. Finiamo qui l'avventura dei due mesi nel sud est asiatico. Thailandia e Malesia viste da altre prospettive. Tanto diverse e tanto speciali. Avremmo da scrivere e raccontare tantissime cose ma ce le terremo per qualche incontro dal vivo con amici curiosi. Oggi salutiamo la Malesia e la ringraziamo per ogni emozione dataci: SELAMAT TINGGAL dan TERIMA KASIH Malaysia. 




sabato 1 marzo 2025

01 marzo 2025. Malacca

 
Stamattina usciamo per assaporare meglio questa piccola meraviglia. C'è già tanta gente in giro e tanto caldo. I colori sgargianti del rosso della Red Square e dei risciò, unici e caratteristici, si stagliano sull’azzurro del cielo. La giornata è tersa e qualche nuvoletta bianca fa capolino nel blu. L'intenzione è quella di percorrere con tranquillità le viuzze di questo incantevole “paesino” tra murales colorati e spensieratezza. Tra un'opera artistica e l'altra capiamo subito che questo è un paese di artisti. Ci sono diverse
botteghe di artigianato. Ceramisti, pittori, conciatori che si dividono gli spazi con ristoranti, caffetterie e negozi di articoli vari. È un pullulare di vita questo posto. Nel percorso che facciamo attraversiamo la Lorong Seni, la via dei murales, per arrivare ai templi che stanno tutti sulla stessa strada chiamata dagli occidentali Harmony Street, o meglio dai malesi, Jalan Tokong. Qui c'è il il sunto di ciò che abbiamo scritto e detto tante volte. Religioni così distanti e diverse convivono pacificamente da sempre.
Questa via rappresenta proprio la capacità di queste genti di capire, accogliere e accettare il credo altrui. Ci sono 3 templi e una moschea. C'è il tempio induista, Sri Poyyatha Vinayagar Moorthi; il tempio taoista, buddista, confuciano, il bellissimo Cheng Hoon Teng; il Tempio buddista, Xiang Lin Si e la moschea, Kampung King. Sono bellissimi, tutti. Ognuno ha delle caratteristiche proprie e in ognuno ti puoi davvero perdere. La cosa ancora più importante è che, quando entri, le persone, i credenti presenti, ti accolgono e si compiacciono del tuo stupore.
Armonia; si sente, tangibile e presente. Dopo una colazione tardiva con caffè allo Jasmine e tanto di croissant alle mandorle in delle belle caffetterie, riprendiamo a gironzolare. Il canale continua a trasportare in battello i turisti che vogliono vedere la città dall'acqua. Nei locali suonano musica raffinata e le persone sembrano felici. Un’ oasi di caotica serenità. Andiamo a mettere sotto i denti due rice balls(non lo traduco che è meglio) e pollo, come ieri che ci era piaciuto tanto. Il cielo si incupisce un pochino e butta giù due gocce ma ci da la possibilità
di andare sulla collina, sopra la piazza rossa dove c'è il rudere della chiesa di San Paolo. Si trova appunto su una collina omonima appena sopra la piazza ed è una chiesa storica della seconda metà del 1500. Si attraversa la porta detta A Famosa che introduce alla fortezza ormai quasi del tutto demolita, con alcune parti ancora ben visibili, che fu utilizzata a difesa della città durante le varie incursioni. Si scattano tante foto e si vede dall'alto la città sul canale, la cosiddetta Venezia d'oriente. Malacca fu terra di conquista portoghese, olandese e britannica. Dopo la seconda guerra mondiale l'orgoglio malese portò a negoziati che le diedero l'indipendenza nel 1956. Fu anche una base marittima importante e difatti si trovano musei e navi esposte in bella mostra.
Insomma nei 1.720 km², i suoi 930.000 abitanti ( censimento 2019) possono vantare bellezza, arte e storia. La sera, dopo le 19.00 andiamo nuovamente a Junker Street, Chinatown, ma gira e rigira non ci ispira niente da mangiare. Assaggiamo le polpette di patate dolci, fritte. Ottime ma poi? Crisi alimentare? Forse. Andiamo a cercare una pizzeria di cui ci hanno parlato. Si chiama Aurelia è sta sulle rive del canale. Ci sono tantissimi localini carini carini lungo il canale e si sta davvero bene perché c'è una leggera brezza che soffia via il caldo umido che c'è. Ok, pizza e birra: ottima e perfetta. Lasciamo il locale e passeggiamo lungo riva. Magnifico. Luci e luminarie che si riflettono sull'acqua, musica ricercata in sottofondo che viene dai diversi locali, l'atmosfera è magica. Parlando con Gigi e facendo un paragone con Ipoh e George town (Penang) che vengono sponsorizzate e descritte come opere a cielo aperto e bellezze incantevoli, bè, avendole viste e vissute bene tutt'e tre possiamo dire ad alta voce che non ce n'è per nessuno: Malacca vince a mani basse. 


venerdì 28 febbraio 2025

28 febbraio 2025. Malacca

 Sveglia presto, ultimi ritocchi e via. L'autobus partirà alle 10.25 dalla stazione centrale che raggiungiamo con ID per la modifica cifra di 24 Ringgit ( 5 euro). 

 

È abbastanza puntuale, solo dieci minuti di ritardo, ed è molto efficiente e pulito. Compagnia Melor Interline Express. Arriviamo a Malacca dopo due ore e mezza. Chiamiamo un auto con ID e con meno di tre euro arriviamo all'albergo. È semplice e spartano ma pulito e sufficientemente confortevole. Andiamo subito a cercare qualcosa da mangiare e iniziamo a vedere questo bijoux di cittadina. È tutto concentrato intorno alla piazza chiamata Duch Square o Red Square. È una, Piazza storica con strutture color rosso bordeaux in stile coloniale olandese.
Tanti negozi, ristoranti e colori vivaci. Murales e un ponte che sovrasta il canale. Risciò colorati e a  tema trasportano turisti in giro mentre un battello sul canale. È davvero carina. Entriamo in un ristorante cinese molto semplice e ordiniamo chicken-rise (pollo e riso), la loro specialità. Sono polpette di riso cotte probabilmente con brodo di pollo stesso, con davvero un buon sapore accompagnate da una tagliata di pollo. Buono buono. Ci rintaniamo un po in albergo per evitare il caldo e soprattutto perché possiamo fare il check in. Piove ma non importa. Ci rilassiamo con un caffè e scendiamo nella piccola ma graziosa hall  a scrivere qualcosa. Intanto il tempo passa anche tra una chiacchiera e l'altra con una coppia di veneti molto gentili e carini. Sono le 19.00 è ora di andare a veder il famoso Jonker Market, mercato di bancarelle di street food e cianfrusaglie che si mette su nel fine settimana. Una marea di gente. Strade sempre colorate e addobbate con luci e lanterne rosse.
La strada principale, la Jonker street è piena di proposte culinarie. Anche le strade ad essa parallele. È un tripudio di cibi e bancarelle di bigiotteria, abbigliamento, accessori per telefoni e non solo. Meraviglioso. Mentre passeggiamo tra le bancarelle, non ci priviamo di mangiare qualcosa di interessante. Prima degli spiedini di uova di quaglia, poi calamaro grigliato e infine diversi tipi di assaggini, simili ai ravioli cinesi. Ci attrae una musica  da banda. Dentro un locale stanno facendo delle prove. Giovani musicisti con strumenti strani, eseguono brani canditi da spartiti e maestro che li dirige. Bravini. Stiamo ad ascoltare per circa mezz'ora e poi si continua con la passeggiata tra gente e cibo. Non paghi di quanto già mangiato, ci si siede comodamente in un localino chiamato Geographer, dove c'è musica dal vivo e.. birra. Due spring rolls di verdure, patatine e… birra. È quasi mezzanotte.  Stanno smontando le bancarelle perché alle 23 chiudono i battenti. Si rientra. 


giovedì 27 febbraio 2025

26 e 27 febbraio 2025. Programmazione viaggio Sri Lanka

 
Trascorreremo gli ultimi due giorni in appartamento per la definizione e programmazione del viaggio nello Sri Lanka che ci attende tra qualche giorno. Valutiamo e prenotiamo. A pranzo scendiamo e cerchiamo qualcosa di semplice… Mc McDonald's. Oltre al fatto che non ne andiamo matti ma ogni tanto ci salva ( e ci vuole), osserviamo il servizio: da licenziamento! Gestito da alcuni ragazzi musulmani, donne soprattutto, che non fanno altro che guardare il telefonino e trascinarsi per camminare. Disorganizzazione e disinteresse totale per i clienti e per il proprio lavoro. I prezzi sono della metà rispetto ai nostri. Qualità appena sufficiente. 

La nostra cena invece sarà di burrito e pollo fritto, comprati vicino all'Hotel da un ambulante. Aggiungiamo la scorta di patatine, arachidi e BIRRAAA. Ieri, alla fine, l'avevamo trovata in un supermercato “mosca bianca”. Il 27 sarà quasi uguale con l'unica differenza che andremo a pranzare in un mercato di street food organizzato. Sta vicino all'hotel e va benissimo così. La sera si preparano i bagagli e non si esce perché piove. Andremo di patatine e birra, caffè e dolcetti. Buonanotte alle bellissime Petronas e a Kuala Lumpur. Domattina trasferimento per Malacca, ultima tappa del nostro viaggio in Malesia. 


martedì 25 febbraio 2025

25 febbraio 2025. Hop on Hop off. Tour della città.

In tre giorni abbiamo macinato km e praticamente visto tutte le attrazioni consigliate. Ci rimane da approfondire la visita di alcune attrazioni un po ' più distanti. Decidiamo di prendere il bus turistico che tocca tutti i punti d'interesse migliori. Da questi bus si può scendere e risalire quando e dove si vuole.

Si chiama infatti Hop-On Hop- Off (sali e scendi). Il biglietto costa 60 Ringgit a testa (13 euro) e dura 24 ore. Si divide in due linee: una che percorre la parte a nord della città ed è la rossa, e una che percorre la parte a sud, la linea verde. Si incontrano nel punto di interscambio che sta al centro città. I biglietti si possono fare online e vengono convalidati sul bus dalla guida turistica presente. Si possono acquistare in loco, in ogni punto di salita/discesa. Nel bus, oltre all'autista c'è la guida turistica che descrive i luoghi di interesse. Prime tappe: templi.
Lo Sri Mahariamman e il Guan Di. Sono sulla stessa strada a distanza di circa 100 metri l'uno dall'altro. Uno è induista, l'altro è taoista. La capacità di convivenza tra questi popoli è disarmante. La tolleranza religiosa che non esiste nei paesi occidentali, qui è la normalità. Attraversiamo la Chinatown “dei tarocchi” e arriviamo al Guan Di Temple. È un tripudio di colori, rosso soprattutto. È dedicato al Dio della guerra e della giustizia. Molto carico di tanta roba e molto disordinato. Forse è meglio visitarlo la mattina presto con meno caos intorno, forse. Usciti da qua, attraversiamo la strada e ci infiliamo velocemente nello Sri Mahariamman Temple. I templi chiudono alle 13.00 ed è già a mezzogiorno inoltrato.
Il Tempio induista è davvero bello. I colori sgargianti del verde e oro, il giallo, l'azzurro e l'arancione (praticamente manca il nero e la rosa dei miei colori preferiti è fatta), ricoprono statue e decorazioni. Il profumo degli incensi e le preghiere recitate come cantilene da un gruppo di credenti è inebriante. C'è anche il santone che compie dei rituali e distribuisce benedizioni ai seguaci presenti. È il più antico tempio indù della città. Si entra scalzi, e le scarpe vengono tenute al sicuro da una persona all'ingresso per 2 Ringgit a testa, 0,40 cent di euro.
La dea Mahariamman è considerata l'incarnazione della madre terra con tutta la sua forza. Protegge i suoi devoti da eventi terrificanti. Ogni anno si svolge il Thaipusam che, come ho già scritto, è un festival religioso indù dedicato a Murugan, Dio della guerra, della vittoria, della saggezza ma anche simbolo di coraggio, determinazione e crescita spirituale. È il. Dio che si trova all'ingresso della Batu Cave. Da questo tempio infatti si percorrono, a tappe, i km fino alla Batu Caves, dove ha fine il rituale, trasportando in processione su un carro d'argento le statue degli Dei al cospetto di Murugan. Durante questa processione svolgono rituali di penitenza e purificazione che vanno digiuno al sostenere dei pesi o al bucarsi la pelle con sottili spiedini o ganci. Si celebra durante la luna piena del mese Tamil della Thailandia e quest'anno era ‘ 11 febbraio. Noi ce lo siamo persi per un soffio. Dev'essere stato davvero coinvolgente. 
Ci troviamo alle porte di Chinatown e stiamo qui a pranzo. Scegliamo un locale/chiosco/bettola molto spartano, in cui servono diverse tipologie di cibo. È una sorta di self service, già visti e provati in precedenza, in altre parti dell'Asia. Ottime pietanze che puoi scegliere tu stesso. Per un piattone di tanta roba abbiamo speso circa 3 euro a testa e c'è pure la birra!! 

Risaliamo sul bus con l'intento di scendere alla fermata del Palazzo nazionale, sede e residenza del Re. I cancelli sono chiusi e ben sorvegliati dalle guardie, di cui due a cavallo. Da lontano si possono vedere solo le cupole dorate dell'edificio. Foto di rito e via nuovamente sul bus. Durante il prosieguo del giro rivediamo le meravigliose Petronas e, subito dopo, scendiamo alla fermata più vicina all'Hotel.

Rientrando ci fermiamo a comprare qualcosa per le nostre colazioni e anche aperitivi, si si, perché con due noccioline, patatine e… Coca Cola ( aime’) ci coccoliamo sul divano prima della cena. Cena: oggi pizza! È ora di cambiare un po i sapori. Mentre rientravamo a portare in camera gli acquisti, siamo capitati di fronte a diversi ristoranti tra cui una pizzeria con forno a legna. Sarà qui che torneremo a cena. Il locale è molto carino. Gestito da un italiano di Vicenza che sta qui da 15 anni. Il locale si chiama Heritage e la pizza è buonissima. Ha solo prodotti italiani e le birre, tra cui c'è pure l’Ichnusa. Unico neo è che è di taglia piccola, 33ml. Abbiamo speso l'equivalente di 40 euro per due pizze, una Margherita e una Margherita speciale, con pomodori datterini; una coca cola zero, due ICHNUSA e due ottimi caffè espresso. Ovviamente non è economico qui in Malesia ma per noi va bene così, soprattutto oggi. Soddisfatti e stanchi si va a dormire. Non prima di aver scattato diverse foto al panorama sulla città che abbiamo in piscina, al 51 e ultimo piano. Le Petronas di fronte a noi, la KL tower e tutte le luci della città ai nostri piedi. Straordinario. 

A proposito da oggi chiuderanno la piscina all'accesso, per tre giorni. Ci siamo persi l'occasione di nuotarci dentro. Il tempo, sia climatico che analogico non ce l'ha permesso. Sarà per un'altra volta? Chissà. 



lunedì 24 febbraio 2025

24 febbraio 2025. Independence Square e Moschea.

 

Usciamo dal bell'appartamento che ci ospita al 43° piano del The Face Suite alle 10 circa. Oggi siamo di camminata con direzione Independence square o meglio, in malese, Dataran Merdeka. Prima di arrivare passiamo nuovamente al Masjid Jamek Abdul Samad, la bella Moschea che ieri era avvolta dai fumi artificiali e dall'azzurro. Siamo su quella che si chiama River Of Life, Il punto d'incontro dei due fiumi che si biforcano sotto la moschea. È una zona molto carina con murales che ornano gli edifici intorno.
Continuiamo il nostro cammino verso la piazza Indipendenza. Arrivati qui, brutta sorpresa. Purtroppo gli edifici storici che danno lustro alla piazza sono in restauro. Le parti visibili restanti sono una alta torre dell'orologio e alcune cupole. Al centro della piazza si erge il pennone portabandiera su cui fu issata per la prima volta la bandiera malese, nel ‘57, anno dell'indipendenza dal Regno Unito. Il. Pennone è alto 95 metri ed è uno dei più alti al mondo. C'è caldo. Il cielo però è abbastanza limpido, e ci credo, si è abbattuto sulla terra ieri sera!
Continuiamo il cammino per arrivare nei pressi della Moschea Nazionale: la Masjid Negara Malaysia. È la più grande moschea di Kuala Lumpur e sede ufficiale dell'Islam per il paese. Questa moschea si trova vicino alla vecchia stazione ferroviaria di Kuala Lumpur costruita dagli inglesi e in un'area con altri edifici significativi come il museo delle arti islamiche. Purtroppo siamo arrivati tardi, dopo la chiusura mattutina; chiude alle 12.30. Il successivo ingresso è alle 15.00. Senza perderci d'animo decidiamo di stare qui in zona per circa due ore. C'è molto caldo.
Ci sediamo un pochino in una panchina nell'area adiacente e vediamo un venditore di gelati, anzi panini con gelato. Siii. Per l'esorbitante cifra di 1 euro (5 Ringgit) un pan brioche con gelato all'interno ; vaniglia, fragola e cioccolato. Rifocillati, cerchiamo un posto che ci possa dare conforto da questo caldo. To’, c'è un giardino botanico con una sessione dedicata alle orchidee, a circa 200 metri da noi. Ingresso libero. Un bel giardino di viali e piante molto curate, diverse orchidee a noi ben note, essendo
Gigi un appassionato del genere, ma niente di rilevante insomma. Di rilevante sono state delle panchine/blocchi di cemento, su cui siamo svenuti per circa mezz'ora per di più rinfrescati da un mega ventilatore posto sopra di noi. Fantastico. Sono le 15.00, è ora di andare alla moschea. C'è un po 'di fila ma non preoccupante. Dobbiamo indossare un abito “talare”, una tunica con cappuccio, il Sarong, io, e Gigi soltanto un gonnellone fino ai piedi. Le donne infatti devono avere braccia, gambe e capo coperto mentre agli uomini è riservato solo di coprire le gambe… che dire.

Si entra. L'impressione è di un ambiente austero, molto luminoso, pulito. Predominano il bianco e l'azzurro. Ampie sale di preghiera ed esterni con piscine e fontane che svolgono semplicemente la funzione di ornamento. Una signora molto gentile che fa da guida, ci dà alcune informazioni. Progettata da un architetto inglese e due Malesia rispecchia la volontà di renderla fruibile e moderna. È stata inaugurata nel 1965 La capienza totale è di 15.000 persone. L'architettura richiama lo stile moresco di cui ha notevoli influenze con i suoi mosaici e i lavori decorativi in rilievo. È davvero bella e, al di là della religione, dà la netta sensazione di un luogo di pace e tranquillità. Direi di respiro. 

Finita la visita molto significativa, nel rientrare andiamo per centri commerciali per vedere un po ' che c'è. Tanto abbigliamento, negozietti di tessuti innumerevoli, bigiotteria e minimarket dove c'è tutto tranne gli alcoli. Finiamo per stare in uno di questi a cenare con un panino stile McDonald's. 



domenica 23 febbraio 2025

23 febbraio 2025. Batu Caves, Chinatown e Central Market.

Con molta calma ci si prepara ad uscire. Oggi andremo alle Batu Caves. Distano circa 13 km dal nostro albergo e ci andremo con Grab, anzi con ID l'altra app di offerte autista e auto che spesso è più conveniente. Le Batu Caves, come dice la stessa parola, sono grotte.
È un insieme di grotte calcaree meravigliose, dentro le quali, dalla fine dell'ottocento, si insediarono gli induista, facendone un sito religioso molto importante e noto. Sono il punto focale del festival Thaipusam che ogni anno richiama molti fedeli per rituali che durano diversi giorni e sono molto particolari, come la mortificazione della carne attraverso il dolore fisico. La perforazione della pelle, della lingua, del petto e della schiena con lunghi spiedini o ganci. È davvero un luogo da vedere. Oltre la bellezze delle grotte che, ahimè, sono state “condizionate” dal tocco non proprio delicato dell'uomo per gli egoistici bisogni religiosi, ci sono i rituali quotidiani dei santoni che benedicono i devoti con preghiere, distribuzione e avvolgimento di braccialetti colorati, imposizione delle mani e della polvere “sacra” sulla fronte.
C'è chi porta i bambini per una sorta di battesimo, c'è chi si sdraia a terra, c'è chi ha la testa completamente rasata e cosparsa di ocra gialla e chi come noi osserva e scatta fotografie. Il tutto è pregno di fede e… soldi. Spesso per eseguire tali rituali i santoni, senza troppa vergogna né imbarazzo, chiedono un’offerta. Anche noi ci caschiamo. Ci mettono la polvere in fronte e i braccialetti, figo, e aspettano l’obolo. E vabbè dai, si può fare. Non è il caso di impelagarsi in riflessioni filosofico cultural sociali perché non ne usciamo più.
Cerchiamo di essere easy. Dopo I due templi che stanno subito dopo. L'ingresso principale, ci aspettano circa 270 gradini. Una scalinata colorata ci porta all'interno delle Caves. Spettacolari. Spettacolari questi matti che hanno colorato e riempito le grotte di tutte le divinità indù. Si cammina rigorosamente scalzi e i pavimenti non sono proprio lindi. Un olezzo di umidità e odori permea l'aria ma lo spettacolo dei riti è dei fedeli oltrepassa ogni fastidio e ogni pregiudizio. Stiamo ore ad osservare. Scesi di nuovo giù, si va a mangiare qualcosa.
Ci sono diversi locali indiani qui dentro che offrono buon cibo a prezzi modici. Dopo, andiamo a vedere un'altra parte sempre all'interno del sito. È una passeggiata su un ponticello di un laghetto pieno di pesci, tartarughe e qualche iguana. C'è anche un rettilario con tanto di ospiti e tanto di tarantole in teca. Assistiamo anche ad un mini spettacolo di danze bollywoodiane, pseudo religiose e pseudo carine. Si può fare di meglio. È pomeriggio inoltrato.
Chiamiamo nuovamente un'auto e ci facciamo portare a Chinatown. Che dire: molto grande anche qui. Non è paragonabile a quello di Bangkok ma è grande. Unica differenza è che è quasi tutto di abbigliamento, prevalentemente contraffatto. C'è tutto e di ogni marchio. Qualche bancarella di cibo ma soprattutto estratti di frutta e verdura. Tantissima gente e tanto caldo. Da vedere anche questo ma, senza infamia e senza lode. A pochi metri da qui, il Central Market. È tutto interno. Molto carino. Ci sono tanti negozi di articoli di manifattura. Negozi di souvenir e argenteria. È molto curato e la qualità degli articoli è palese. Si divide in tre piani e in ognuno c'è da perdersi. Sono le 19.00. Il nostro hotel dista 2 km. Che si fa? Si va a piedibus. Mezz'oretta e saremo lì.
Di passaggio ci attraggono le luci bluastre che avvolgono una moschea. Siamo di fronte al Masjid Jamek Abdul Samad. È una graziosa moschea con cupola a cipolla progettata da un architetto inglese costruita dove s'incontrano i due fiumi della città: Gombak e Klang. Ci hanno attratto le luci azzurre e con tanto di fumi artificiali che la avvolgevano. Inizia a piovigginare. Inizia a piovere. Piove. Piove molto. Ci fermiamo sotto un riparo distante trecento metri dall'obiettivo. Diluvia! Maremma malesiana. Stiamo fermi per circa mezz'ora e poi, infilate le mantelline usa e getta che abbiamo sempre con noi (perché per noi sono usa e riusa), tentiamo l'avventura. In trecento metri non abbiamo bagnato le cose più importanti che stavano sotto le mantelle ma tutto resto… Arrivati in hotel fradici dalle ginocchia in giù, ci rintaniamo nel meraviglioso appartamento che ci attende. Doccia calda e lavatrice. Fuori il diluvio universale. Chiamiamo Grab per deliveroo cibo: na schifezza totale, ma almeno uno di noi si mette lo stomaco in pace: Gigi. 



sabato 22 febbraio 2025

22 febbraio 2025. Kuala Lumpur

 Stamattina splende il sole. L'ultimo giorno da che siamo qui, è il migliore. Ormai pensavo che il cielo non fosse più celeste ma grigio, invece no. Il cielo è sempre più blu.
Partiti dalle Cameron Highlands alle 10. 45, puntualissimi per la grande metropoli. Il bus della compagnia Unititi Express era molto confortevole, pulito, con spazio tra sedili molto ampio e soprattutto con un microclima interno da esseri umani direi. Il viaggio è durato 3 ore e mezzo. Anche a Kuala Lumpur non splende il sole. È grigio ma almeno recuperiamo il caldo. Con Grab filiamo in hotel. Abbiamo scelto un aparthotel, visto che sono economici e, da quanto visto e letto, belli e
confortevoli. Sti cavoli!! È meraviglioso! L'hotel è abbastanza superior. Consta di 51 piani e negli ultimi due ci sono rispettivamente una attrezzata e grande palestra e all'ultimo la piscina. Noi stiamo al 43°. La vista è spettacolare. Abbiamo le Tween Towers alla nostra sinistra. L'appartamento è meraviglioso, pulitissimo e davvero di alto livello. Be’ godiamocela. Facciamo subito la lavatrice, visto che c'è. Asciugatrice pure. C'è tutto insomma. Riodiniamo le cose e le idee e ci prepariamo per la scoperta di questa grande città che avevamo toccato con uno stoppover
nel 2001, quando venimmo in Malesia, esattamente nel Borneo e ancora più esattamente a Sipadan per fare immersioni. Ma avevamo visto davvero poco. Usciamo e ci dirigiamo verso le torri gemelle, le Petronas. Sono magnifiche. La sera si vestono di luci che le fanno sembrare dergento. Davanti ad esse si svolge lo spettacolo serale, con inizio alle 19.30, delle fontane danzanti. Niente a che vedere con le fontane del Bellagio a Las Vegas o quelle di Beverly Hills. Queste sono basse e non sincronizzate con la musica. Sono carine ma niente di più. Le strade sono piene di luci e c'è tantissima gente in giro. Entriamo nel centro commerciale delle torri gemelle, il Suria. Negozi di brand prestigiosi, ristoranti, market e tanto altro. Ci fermiamo qui cena ma oggi davvero cerchiamo qualcosa di diverso: McDonald's? Sii. Ma non c'è qui dentro. Non abbiamo voglia di andare fuori e quindi optiamo per qualcosa di molto simile. Panino con hamburger e patatine. Da bere? Acqua! Niente birra. È impossibile trovarla nei ristoranti e nei fast food. Si rientra. Dagli ampi finestroni della camera e del soggiorno vediamo le luci della città ai nostri piedi. Le Petronas ci danno la buonanotte con il brillare luccichio che si staglia nel cielo ormai scuro della notte. 

Curiosità: 

Le torri gemelle Petronas sono alte 452 metri. Sono occupate da uffici di multinazionali petrolifere, negozi e sala concerti. 

La K. L. Tower è una torre per le telecomunicazioni alta 421 metri. 

Four Seasons Place Kuala Lumpur e’ il terzo hotel più alto del mondo con i suoi 342 metri e 65 piani. 

Per ultimo, l'ultimo arrivato: il Merdeka (brutta parola vero?), inaugurato nel 2023. Il nome significa Indipendenza. È il secondo edificio più alto al mondo. 678,9 metri con 118 piani affittate da aziende private delle quali 83 sono uffici, 12 piani camere d'albergo e 5 piani sono occupati da un centro commerciale. È superato in altezza soltanto dal Burj Khalifa, a Dubai, con i suoi 829,8 metri… ma non potevano arrotondare? 


venerdì 21 febbraio 2025

21 febbraio 2025, Tanah Rata, Marco, datteri e pioggia

Ciao. Marco. La tua forza e il tuo sorriso ci mancano profondamente, ma sappiamo che continui a vivere in noi. Abbiamo affrontato questo anno, giorno dopo giorno, portando con noi il tuo esempio e il tuo insegnamento. E anche se il dolore della tua assenza è grande, ciò che abbiamo condiviso continua a darci conforto.

Ti portiamo sempre nei nostri pensieri e nel nostro cuore. Grazie per essere stato un padre straordinario. Ti vogliamo bene, oggi più che mai.


Oggi la giornata è grigia, il cielo è plumbeo e minaccia pioggia, proviamo a cercare una chiesa, un'impresa quasi impossibile, non è facile trovarle qui, ma il caso ha voluto che qui ce ne fosse una. È a poche centinaia di metri dall'hotel ed è consacrata alla Madonna del del monte Carmelo. Roberta vorrebbe rendere omaggio al padre con una preghiera.  Ce l'ha fatta. 

Per oggi non abbiamo organizzato nulla, per fortuna, perché viene giù il diluvio universale. Riusciamo a visitare un piccolo tempio buddista che si trova anch'esso nelle vicinanze del nostro hotel. Piove, ma tanto. Stamattina, visto il cielo carico di nubi, ci eravamo attrezzati di mantellina antipioggia che ci permettono di raggiungere il nostro alloggio indenni. Per ammazzare il tempo ci beviamo un altro caffè e tra una chiacchera e qualche riflessione facciamo l'una. È ora di pranzare forse. Sembra che la pioggia abbia dato una tregua, facciamo giusto in tempo a prepararci per uscire e di nuovo il diluvio. Piove tantissimo. Si rientra in camera e si da fondo alle nostre risorse alimentari strategiche: mandorle, anacardi, oreo, wafer e casualmente datteri, non usuali in queste zone. È stata l'unica volta che li abbiamo visti in tutto il viaggio, giorni fa, in un minimarket.  I datteri; è un segno. I datteri dei quali guarda caso era golosissimo Marco. Il pranzo/snack, con Marco, è servito.

giovedì 20 febbraio 2025

20 febbraio 2025. In scooter per Mossy Forest e Boh Plantations Tea

 Sveglia presto. Dobbiamo organizzarci per andare in scooter alla Mossy Forest che dista circa 15 km da qui. Alle 8.20 siamo già sullo scooter che ci è costato 40 Ringgit (8 euro circa) per 5 ore. Pioviggina!. La giornata già stamattina presto non prometteva niente di buono ma pensavamo fosse passeggero, invece no. Oggi piove già dalla mattina. Mentre percorriamo i km che ci separano dal parcheggio in cui dovremmo lasciare lo scooter, ci becchiamo un bel po’ di acqua. Arrivati al punto parcheggio, chiediamo al guardiano, un uomo della sicurezza adibito a controllare il traffico della zona, da dove inizia esattamente il percorso per andare a vedere questa famosa foresta. Lui ci guarda e ci fa “ma volete andare a Mossi sotto la pioggia? Dovete fare 8 km ad andare e 8 tornare, siete sicuri?” effettivamente NO! Ci abbiamo rinunciato subito. Era veramente un brutto momento. Oltre a piovere c'era un grigiore da The Day After.

Che si fa? Alternative veloci: tornare all'albergo e riconsegnare lo scooter oppure continuare dalla parte opposta a Mossy Forest per andare nelle piantagioni di tè della valle Boh, altro punto d'interesse battuto dai tour. Si opta per questo. È abbastanza vicino, dista circa 5 km. Smette di piovere ma siamo abbastanza umidi e, appena arrivati al parcheggio delle piantagioni, ci rintaniamo nella sala da tè del posto. Oltre alla grande sala da tè che è anche ristorante su una terrazza coperta e panoramica ci sono altre aree di accoglienza. C'è una saletta in cui si proietta un mini video introduttivo sulla coltivazione e raccolta del tè. In un'altra c'è il laboratorio in cui si produce. A questa si accede soltanto con una guida che ogni mezz'ora circa descrive le procedure di raccolta e produzione di questa diffusissima bevanda.
Partecipiamo volentieri nonostante il nostro livello di comprensione dell'inglese sia un deficit nei tour guidati, poiché lo parlano molto velocemente. Appena entrati nei laboratori, in cui è vietato filmare e fotografare, ci pervade un forte e piacevole aroma di te. Abbiamo capito che il processo di produzione avviene in 5 tappe: raccolta; appassimento, che dura da 16 a più ore e toglie l'umidità alle foglie. Pressione, con macchinari, e taglio/sminuzzamento. Fermentazione,  attraverso un processo chimico naturale. Essiccazione, all'aria secca e calda e infine selezione e riduzione  in polvere o mantenimento in foglie. Per le diverse qualità/intensità cambiano i tempi di alcuni passaggi. Interessante. È ora di testarlo. Ce ne priviamo? Macché. Ordiniamo due tipi di tè: il tè verde delle piantagioni di Boh Valley, e il tè miscela oro  delle piantagioni di Cameron Valley, quelle di ieri. Abbiamo scelto questi perché sono gli unici in foglie. Gli altri sono in bustina. Colore e sapore: la miscela oro è di color ambrato e il gusto è di un leggero te nero, non aspro ma intenso. Il tè verde, che si chiama Emerald tea, da un primo assaggio non sa di molto. È giallino, non intenso, ma il sapore non c'è. Dopo circa 10 minuti, quando ormai è tiepido purtroppo, si sente molto la differenza : è proprio un tè verde! Stesso sapore dei nostrani. Quindi, abbiamo capito che bisogna attendere almeno 10 minuti prima di capirne il gusto. La differenza infatti tra le bustine e le foglie sta proprio nel tempo che impiegano a sprigionare la loro essenza. Inoltre, le bustine, come ben sappiamo, si devono tenere pochi minuti in infusione perché poi il tè si inasprisce. Le foglie invece, al contrario, se non si lasciano in infusione per molti minuti, non rilasciano la loro essenza e il loro vero sapore. Questo è quanto. Curiosità: il costo dei due te’ è stato equivalente a euro 2,50. Bravissimi a non spennare i turisti.
Questa area di piantagioni è molto più ordinata e organizzata di quelle delle  Camoron. Soprattutto offre il tour didattico gratuito e l'impatto ambientale della parte ristoro non è affatto disdicevole. Qui, come ho scritto sopra, ci sono i laboratori e i centri di raccolta e produzione. Puoi vedere tutto ma, unica differenza con le piantagioni Cameron, non ti ci puoi tuffare dentro. Qui vedi tutto ma da lontano: non toccare!. Ieri invece eravamo in mezzo alle piantagioni e abbiamo potuto vedere cos'è la pianta del tè. Qui a differenza si possono ammirare i lavoratori all'opera. Dopo la raccolta delle foglie verdi, rimane un arbusto spoglio, irriconoscibile quasi. Loro sradicano e ripuliscono gli arbusti con mani e machete, sotto qualsiasi condizione metereologica, che non sia pericolosa ovviamente, stando su vallate scoscese. Lavoraccio. Quindi bisognerebbe visitare entrambe le piantagioni per avere la giusta e più ampia percezione di cosa ci sia dietro una bustina di tè, ricordando che queste due sono le piantagioni di tè più grandi e famose della Malesia, esportatrice mondiale di poco meno di 10.000 tonnellate di tè all'anno, concorrendo con  altrettanto importanti aree del sud est asiatico quali  Vietnam, Indonesia, Bangladesh, India, Sri Lanka e ancora Cina, Giappone, Turchia, Kenia e Argentina. 

Andati via da qui ci proponiamo altre due tappe. La coltivazione delle fragole, altro must delle Cameron Highlands, e, per finire, il tempio buddista più grande del posto, il Sam Poh Temple. 

Arriviamo alla Big Red Strawberry Farm. Ingresso libero. Anche qui  non puoi entrare nelle serre di fragole ma puoi vederne la procedura di coltivazione. Sono tutte allineate e poste in vasi, non a terra. Idem per altre coltura come le erbe aromatiche e i vegetali. Lattuga, crescione, cavolo rosso, tutti coltivati ad acqua. Si, si chiama coltivazione idroponica ed è
la coltivazione delle piante fuori dal suolo, senza terra. Grazie all'acqua, arricchita di sostanze nutritive, crescono le piante. Le verdure e alcuni frutti come le fragole vengono tenute in vasetti su supporti in cui scorre l'acqua e da qui traggono nutrimento. È tutto ordinato e pulito, compresi i frutti che vengono coltivati. E per la raccolta non ci si deve nemmeno  chinare. È geniale, non la conoscevamo. Unico dilemma è come fare in paesi in cui la crisi idrica ha oltrepassato i limiti sostenibili. Qui l'ambiente è circondato da piante e fiori, rose profumate e colori stupendi. Anche qui assaggiamo una specialità con fragole. Pancake alle fragole con gelato e panna, tanto per gradire. Ottimo. Le fragole sono veramente fragolose. A proposito; è costato  2 euro, una sciocchezza visto il posto. Però, però, se voleste comprare un kg di fragole qui, mettete mano al portafoglio: 60 Ringgit, più di dodici euro. Un pò esagerato no? Si riparte. 

Si va all'ultimo punto d'interesse segnato per oggi: il Sam Poh Temple È un tempio buddista diviso in tre parti. Carino ma ne abbiamo visto tanti noi, quindi non riusciamo a farci venire i brividi. Unica differenza è che c'è tutto il buddismo minuto per minuto. Cioè, ci sono molte rappresentazioni del Budda. Quello cinese, quello grasso per
intenderci; quello femmineo che trovi in tutte le rappresentazioni del sud est asistico;  le grandi divinità protettrici che sorvegliano l'ingresso principale e i guerrieri mostruosi che trovi nei templi taoisti, insomma, tante varianti. Il tempio è dedicato all'ammiraglio medievale ed eunuco Zheng Ho, ed è presumibilmente il quarto tempio buddista più grande della Malesia… Niente a che vedere con quelli tailandesi. 

Appena risaliamo in scooter per fare gli ultimi cinque km che ci separano dal rientro, piove. Facciamo in tempo a riconsegnare lo scooter nell'orario previsto e fortunatamente non ci bagniamo troppo.
È andata bene. Ci rifocilliamo con un Dosha, pane indiano un pochino croccante e sottile come una cialda, ripieno di formaggio e patate, e si torna in hotel. Serata relax. Fuori ogni tanto c'è il sole che si alterna con pioggerellina e la temperatura non è confortevole. Deciso: cappuccino caldo caldo e brioche comprata qui vicino stamattina, saranno la nostra insolita “cena”. Trascorreremo così la penultima giornata qui. 


mercoledì 19 febbraio 2025

19 febbraio 2025. Trekking. Puncak Gunung Jasar e Cameron Valley tea

 Tra ieri e avantieri abbiamo capito che i tour organizzati toccano zone che si possono fare in autonomia. Di solito durano 5 ore e, per chi ha poco tempo, sono indicatissimi per un assaggio del posto. Ci sono tour di più ore ma comunque tutti entro le 15.30 sono di rientro. C'è un tour sunset, tramonto, ma probabilmente lo si fa se le condizioni del tempo lo consentono. Infatti, oltre a piovere ogni pomeriggio, le Cameron sono avvolte da una coltre di nebbia sia la mattina presto che la sera. Questa caratteristica la rende sicuramente meno fruibile ma anche incantevole. I tour costano mediamente 60/80 Ringgit a testa ( 12/16 euro circa). Gigi ha acquistato via web un pacchetto di tracce dei percorsi del posto e quindi decidiamo di farli in autonomia e oggi di farne uno che ci porterà ad attraversare le piantagioni di tè nella parte di Cameron Valley.

Ci sono diverse zone di coltivazione ma questa è la più famosa, e poi abbiamo capito il perché. Il percorso è di circa 10 km. Parte anch'esso dal nostro alloggio e sale a circa 1700 metri. È un giro ad anello. Ma, non paghi di ciò, uniremo due tracce. Insomma, non ci accontentiamo mai. Partiamo presto perché abbiamo capito che, anche se i km dei trekking
sono pochi, ciò che conta è la difficoltà. Inoltre preferiamo essere di rientro prima che piova. Sveglia presto, partenza ore 8.00. Il cielo è peggio degli altri giorni. Grigio grigio. Speriamo bene. Via, si sale. Iniziamo a camminare. Sappiamo che a metà percorso, nella parte finale, ci aspettano diversi km di asfalto. Pazienza, ora ci inoltriamo nella
foresta e ci godiamo tutto. Che dire. Se la si vede per la prima volta si rimane sbalorditi. Anche noi, che ne abbiamo viste altre, forse migliori, rimaniamo comunque estasiati. La fitta vegetazione è solcata da sentieri che si restringono. Alberi dai fusti altissimi che si aggrovigliano tra loro e si fanno ricoprire da foglie di tutti i tipi e forme. Felci maestose e banani enormi. Foglie di banano che hanno un'ampiezza di due metri quadrati. Orchidee selvatiche e qualche pianta carnivora, la bellissima Nepenthes, di qua e di là. Il single trek è scivoloso ed è tutto in salita. La natura intorno è rigogliosa. Tronchi e rami aiutano nei passaggi e le radici affiorano in ogni dove, tanto da essere i gradini naturali del percorso. Si sale, si sale, si sale. Il cuore batte forte. Ma non si sale “semplice”. Un tratto è considerato pericoloso e abbiamo capito che è abbastanza vero ma non è l'unico ad esserlo. Il passaggio pericoloso è in vetta ma ci sono rami e radici che fanno da gradini e anche corde di aiuto annodate agli alberi. Il percorso è tutto pericoloso. Il pericolo sta nel fango depositato su rocce che diventano molto scivolose. Passaggi strettissimi su zone esposte; sali scendi che mettono alla prova le gambe e le ginocchia soprattutto. Il terreno poi è molto argilloso e oltre a scivolarci, ci si inzacchera completamente, scarpe e pantaloni. Sono circa 5 i km così. Usciamo dalla giungla di Sandokan senza tigre.
Un tratto di asfalto ci porta davanti alle distese immense di te. Un tappeto verde brillante che si staglia di fronte a noi. Passiamo attraverso le piantagioni. Non conoscevamo l’ arbusto te. Si, è un arbusto dal tronco forte e grosso. Sembra un bonsai. Tutta questa poesia crolla quando arriviamo nella Cameron Valley. È una vallata di te, con un bel cavolo di
parco giochi ai piedi che la deturpano. La gente va e viene trasportata da minibus. C'è un ristorante e soprattutto la zona parco giochi dove, per creare un grande scivolo (per di più inutilizzato) hanno sacrificato una buona parte di coltivazione. Ma li si bruci col vapore sti… !!!!! Tutti i turisti, contenti, fanno le foto di rito sotto la scritta enorme e bianca, giusto per non impattare sull’ambiente, CAMERON VALLEY TEA, come Hollywood, uguale uguale. 

Schifati da questo vendersi, proseguiamo il percorso per gli ultimi km che ci aspettano, in asfalto. Fiancheggiano la strada provinciale praticamente. Arrivati al paese. Sono le 12.45. Siamo esausti e molto soddisfatti comunque. Siamo sporchi e sudati, si va di doccia in albergo. A pranzo ci delizieremo nuovamente con un roti a testa e tè allo zenzero. Facciamo giusto in tempo a tornare in hotel che inizia a piovere a dirotto. Dura circa mezz'oretta poi continua a sprazzi. Poi di nuovo forte. Insomma siamo tornati al nostro marzo freddo. Si rinfresca la serata e noi, con tanto di felpe scendiamo nella grande e confortevole hall, a scrivere e rivedere le fotografie. Gigi prepara un mini video dei suoi; sarà bellissimo come sempre. 

Stasera ceneremo presto e probabilmente indiano. Per domani abbiamo intenzione di fare un giro verso la mitica Mossy Forest, il pezzo forte di Cameron dopo il tè. È una delle foresta più antiche del pianeta ed è, come dice il nome, tappezzata di muschio. Vedremo.