Sveglia presto. Dobbiamo organizzarci per andare in scooter alla Mossy Forest che dista circa 15 km da qui. Alle 8.20 siamo già sullo scooter che ci è costato 40 Ringgit (8 euro circa) per 5 ore. Pioviggina!. La giornata già stamattina presto non prometteva niente di buono ma pensavamo fosse passeggero, invece no. Oggi piove già dalla mattina. Mentre percorriamo i km che ci separano dal parcheggio in cui dovremmo lasciare lo scooter, ci becchiamo un bel po’ di acqua. Arrivati al punto parcheggio, chiediamo al guardiano, un uomo della sicurezza adibito a controllare il traffico della zona, da dove inizia esattamente il percorso per andare a vedere questa famosa foresta. Lui ci guarda e ci fa “ma volete andare a Mossi sotto la pioggia? Dovete fare 8 km ad andare e 8 tornare, siete sicuri?” effettivamente NO! Ci abbiamo rinunciato subito. Era veramente un brutto momento. Oltre a piovere c'era un grigiore da The Day After.

Che si fa? Alternative veloci: tornare all'albergo e riconsegnare lo scooter oppure continuare dalla parte opposta a Mossy Forest per andare nelle piantagioni di tè della valle Boh, altro punto d'interesse battuto dai tour. Si opta per questo. È abbastanza vicino, dista circa 5 km. Smette di piovere ma siamo abbastanza umidi e, appena arrivati al parcheggio delle piantagioni, ci rintaniamo nella sala da tè del posto. Oltre alla grande sala da tè che è anche ristorante su una terrazza coperta e panoramica ci sono altre aree di accoglienza. C'è una saletta in cui si proietta un mini video introduttivo sulla coltivazione e raccolta del tè. In un'altra c'è il laboratorio in cui si produce. A questa si accede soltanto con una guida che ogni mezz'ora circa descrive le procedure di raccolta e produzione di questa diffusissima bevanda.

Partecipiamo volentieri nonostante il nostro livello di comprensione dell'inglese sia un deficit nei tour guidati, poiché lo parlano molto velocemente. Appena entrati nei laboratori, in cui è vietato filmare e fotografare, ci pervade un forte e piacevole aroma di te. Abbiamo capito che il processo di produzione avviene in 5 tappe: raccolta; appassimento, che dura da 16 a più ore e toglie l'umidità alle foglie. Pressione, con macchinari, e taglio/sminuzzamento. Fermentazione, attraverso un processo chimico naturale. Essiccazione, all'aria secca e calda e infine selezione e riduzione in polvere o mantenimento in foglie. Per le diverse qualità/intensità cambiano i tempi di alcuni passaggi. Interessante. È ora di testarlo. Ce ne priviamo? Macché. Ordiniamo due tipi di tè: il tè verde delle piantagioni di Boh Valley, e il tè miscela oro delle piantagioni di Cameron Valley, quelle di ieri. Abbiamo scelto questi perché sono gli unici in foglie. Gli altri sono in bustina. Colore e sapore: la miscela oro è di color ambrato e il gusto è di un leggero te nero, non aspro ma intenso. Il tè verde, che si chiama Emerald tea, da un primo assaggio non sa di molto. È giallino, non intenso, ma il sapore non c'è. Dopo circa 10 minuti, quando ormai è tiepido purtroppo, si sente molto la differenza : è proprio un tè verde! Stesso sapore dei nostrani. Quindi, abbiamo capito che bisogna attendere almeno 10 minuti prima di capirne il gusto. La differenza infatti tra le bustine e le foglie sta proprio nel tempo che impiegano a sprigionare la loro essenza. Inoltre, le bustine, come ben sappiamo, si devono tenere pochi minuti in infusione perché poi il tè si inasprisce. Le foglie invece, al contrario, se non si lasciano in infusione per molti minuti, non rilasciano la loro essenza e il loro vero sapore. Questo è quanto. Curiosità: il costo dei due te’ è stato equivalente a euro 2,50. Bravissimi a non spennare i turisti.

Questa area di piantagioni è molto più ordinata e organizzata di quelle delle Camoron. Soprattutto offre il tour didattico gratuito e l'impatto ambientale della parte ristoro non è affatto disdicevole. Qui, come ho scritto sopra, ci sono i laboratori e i centri di raccolta e produzione. Puoi vedere tutto ma, unica differenza con le piantagioni Cameron, non ti ci puoi tuffare dentro. Qui vedi tutto ma da lontano: non toccare!. Ieri invece eravamo in mezzo alle piantagioni e abbiamo potuto vedere cos'è la pianta del tè. Qui a differenza si possono ammirare i lavoratori all'opera. Dopo la raccolta delle foglie verdi, rimane un arbusto spoglio, irriconoscibile quasi. Loro sradicano e ripuliscono gli arbusti con mani e machete, sotto qualsiasi condizione metereologica, che non sia pericolosa ovviamente, stando su vallate scoscese. Lavoraccio. Quindi bisognerebbe visitare entrambe le piantagioni per avere la giusta e più ampia percezione di cosa ci sia dietro una bustina di tè, ricordando che queste due sono le piantagioni di tè più grandi e famose della Malesia, esportatrice mondiale di poco meno di 10.000 tonnellate di tè all'anno, concorrendo con altrettanto importanti aree del sud est asiatico quali Vietnam, Indonesia, Bangladesh, India, Sri Lanka e ancora Cina, Giappone, Turchia, Kenia e Argentina.
Andati via da qui ci proponiamo altre due tappe. La coltivazione delle fragole, altro must delle Cameron Highlands, e, per finire, il tempio buddista più grande del posto, il Sam Poh Temple.
Arriviamo alla Big Red Strawberry Farm. Ingresso libero. Anche qui non puoi entrare nelle serre di fragole ma puoi vederne la procedura di coltivazione. Sono tutte allineate e poste in vasi, non a terra. Idem per altre coltura come le erbe aromatiche e i vegetali. Lattuga, crescione, cavolo rosso, tutti coltivati ad acqua. Si, si chiama coltivazione idroponica ed è

la coltivazione delle piante fuori dal suolo, senza terra. Grazie all'acqua, arricchita di sostanze nutritive, crescono le piante. Le verdure e alcuni frutti come le fragole vengono tenute in vasetti su supporti in cui scorre l'acqua e da qui traggono nutrimento. È tutto ordinato e pulito, compresi i frutti che vengono coltivati. E per la raccolta non ci si deve nemmeno chinare. È geniale, non la conoscevamo. Unico dilemma è come fare in paesi in cui la crisi idrica ha oltrepassato i limiti sostenibili. Qui l'ambiente è circondato da piante e fiori, rose profumate e colori stupendi. Anche qui assaggiamo una specialità con fragole. Pancake alle fragole con gelato e panna, tanto per gradire. Ottimo. Le fragole sono veramente fragolose. A proposito; è costato 2 euro, una sciocchezza visto il posto. Però, però, se voleste comprare un kg di fragole qui, mettete mano al portafoglio: 60 Ringgit, più di dodici euro. Un pò esagerato no? Si riparte.

Si va all'ultimo punto d'interesse segnato per oggi: il Sam Poh Temple È un tempio buddista diviso in tre parti. Carino ma ne abbiamo visto tanti noi, quindi non riusciamo a farci venire i brividi. Unica differenza è che c'è tutto il buddismo minuto per minuto. Cioè, ci sono molte rappresentazioni del Budda. Quello cinese, quello grasso per
intenderci; quello femmineo che trovi in tutte le rappresentazioni del sud est asistico; le grandi divinità protettrici che sorvegliano l'ingresso principale e i guerrieri mostruosi che trovi nei templi taoisti, insomma, tante varianti. Il tempio è dedicato all'ammiraglio medievale ed eunuco Zheng Ho, ed è presumibilmente il quarto tempio buddista più grande della Malesia… Niente a che vedere con quelli tailandesi.
Appena risaliamo in scooter per fare gli ultimi cinque km che ci separano dal rientro, piove. Facciamo in tempo a riconsegnare lo scooter nell'orario previsto e fortunatamente non ci bagniamo troppo.
È andata bene. Ci rifocilliamo con un Dosha, pane indiano un pochino croccante e sottile come una cialda, ripieno di formaggio e patate, e si torna in hotel. Serata relax. Fuori ogni tanto c'è il sole che si alterna con pioggerellina e la temperatura non è confortevole. Deciso: cappuccino caldo caldo e brioche comprata qui vicino stamattina, saranno la nostra insolita “cena”. Trascorreremo così la penultima giornata qui.
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