"quando avremo ottanta anni, avremo probabilmente imparato tutto dalla vita .
Il problema sarà ricordarlo"

martedì 11 febbraio 2025

11 febbraio 2025. A spasso per Georgetown

 Dopo i km percorsi ieri anche oggi l’intenzione è quella di continuare. Georgetown è la terza città più popolosa della Malesia. Si chiama così in onore del re di Gran Bretagna Giorgio III°che la ebbe in cessione dal sultano di Kedah nel 1786. È stata quindi colonica britannica e si vede benissimo dallo stile architettonico degli edifici poco fuori dal cuore della città vecchia. Abbiamo la fortuna, anche cercata, di avere l'albergo a due passi dalla street art e Chinatown. Da qui ricomincia la giornata ma il programma di oggi sarebbe quello di tornare a Little India e da lì andare verso il porto, nella zona moderna, per vedere il Fort Cornwallis, e la casa blu. Prima tappa però alla stazione dei bus, vicino a all'hotel. Tra qualche giorno andremo via in direzione Ipoh altra città interessante. Chiedi e chiedi, capiamo che non sarà facile. Poi riusciamo a capire come fare. C'è un bus che parte molto presto e sarà la nostra unica possibilità.

Continuiamo per le vie del centro in direzione Little India. Strana atmosfera. Troppo “silenzio” ma soprattutto moltissime serrande abbassate. Negozi chiusi e non è venerdì. Considerando che questa città è un mix di quattro etnie ben distinte ma anche ben amalgamate tra loro, di cui una che sembra predominante è l’islamica, pensiamo subito al loro giorno festivo, ma oggi è martedì. Quindi? Chiedo ad una persona e mi dice che oggi è una festività pubblica quindi molti hanno chiuso le attività. Soprattutto gli indiani perché è una festività indù. E noi che proprio oggi volevamo andare a Little India? E poi, non c'era una predominante islamica? Macché. Altro che musulmani!! Qui le etnie principali sono tutte predominanti!!! Cinesi, tantissimi; indiani,tantissimi;musulmani, tantissimi; malesi… un po meno. Insomma, la domenica è chiuso perché è festivo per alcuni. Il venerdì è chiuso perché è la domenica islamica. Poi ci sono le feste induiste. E poi c'è che tutti i negozi chiudono alle 19. 00 e poi c'è che i mercatini chiudono alle 17.00. E poi alcuni musei chiudono alle 16.30…a orario di polli siamo! E che cappero!. Fortunatamente i ristoranti, le bettole e il street food vanno ad oltranza, insomma, fino alle 22/22.30. E si, questa bella città è così. Ok Ci mettiamo l'anima in pace e proseguiamo per il Forte. 

Il caldo oggi è insopportabile. Ogni tot c'è un tempio, induisti o cinesi. Sono sempre meraviglie da vivere, con occhi e cuore. Sono pieni di colori, così diversi tra loro. È un privilegio poter vedere cosa è sacro per questi popoli. I loro dei, le loro credenze. I rituali di preghiera, la loro fede così profonda. Senza parlare delle moschee. Non le abbiamo viste dentro ma si fanno sentire loro😂. E all'alba, che se hai il sonno leggero è peggio per te. E a mezzogiorno, e alle 16.00, e al tramonto, giù di altoparlante ad alto volume per il richiamo alla preghiera. Gli unici che hanno rispetto del silenzio e del credo altrui se ne fregano “”altamenteparlanto””Praticamente i “migliori” (🤦) Probabilmente è la differenza tra le religioni monoteiste e politeiste(?) Come monarchia e democrazia?? Scherzo, ma non troppo.

Sarebbe un bell’ argomento da trattare. Proseguiamo. Qui intorno, a circa un km dal centro, sembra di stare in un'altra città. Strade ampie, pulite, macchine di grosse cilindrate che vanno su e giù. Bei palazzi in stile coloniale e aree verdi. Fiancheggiamo il mare e l'area marittima è molto carina. Ci sono diversi locali CHIUSI! ma se ne intuisce lo stile più moderno. È una parte di Georgetown che non ha la stessa anima della zona interna ma è molto apprezzabile. Diciamo che la zona interna è Napoli; qui è Bolzano😂😂😂, calda. Subito prima di arrivare all'ingresso del forte,
foto di rito alla piazza dove si erge il Queen Victoria Memorial Clock Tower, la torre dell'orologio in stile moresco, edificata per commemorare il 60° anniversario di ascesa al trono della regina Vittoria, nel 1837, Giubileo di diamante. La torre è infatti alta 60 piedi al centro dell'orologio. Svoltato l'angolo ecco la fortificazione voluta dagli inglesi. Per l'ingresso paghiamo i nostri 4 Ringgit a testa (poco più di 8 euro a persona). Fortunatamente ci sono spazi alberati e possiamo rifoccillarci un attimo dal caldo torrido. Questo posto, anch'esso con alcuni punti di ristoro
chiusi, in alcune aree è in restauro. La gran parte, essendo esterna, si può visitare. Il verde dei giardini non è molto curato è abbastanza secco. Alcuni bonsai però sono degni di nota. Questa costruzione che originariamente era di legno, ora in muratura, è una fortezza di difesa che prende il nome dal tenente generale del Bengala al momento della costituzione nel 1786. Nonostante ci siano tanto di cannoni, di cui il più grande si chiama Seri Rambai (forgiato nel 1613 e passato di mano in mano come bottino di conquista fino ad arrivare in mani britanniche), e ci sia un gran fossato a difesa, questo forte non vide mai offese. La sua funzione fu’ più amministrativa che difensiva. Sinceramente è opportuno vederlo ma è altrettanto deludente, o forse è oggi così perche è un giorno “spento”. Un pochino più in là, fuori da qui, c'è un faro che faro non è. Somiglia all'albero di una nave, che nave non è. Valli a capire anche gli inglesi. 

Usciti da qui, affamati, cerchiamo qualcosa da mangiare. Meno male che nei pressi c'è un piccolo mercato di street food: andiamo di fritto, giusto per stare leggeri. Fish and chips e fish, prawn and chips: pesce e gamberi fritti con patatine (fritte). Insomma poco orientali ma buoni. Ovviamente NO Birra. Gigi felicissimo 😱. Poco più avanti scopriamo un grosso mercato con all'interno una serie di chioschi strazeppi di pietanze, soprattutto fritte: verdure, carni, pesce, molluschi e dolci. Curiosità trovata qui. Le famigerate vongole sanguinanti, chiamate così per il loro color rosso intenso. Ovviamente non abbiamo più fame e quindi ciao ciao. Continuiamo e, nel nostro girovagare, incrociamo la nostra religione: una chiesa cattolica, fenomeno più unico che raro.
È la chiesa dell’Assunzione, la terza chiesa più antica della Malesia, edificata nella seconda metà del 1800. Chiamata così perché il giorno dello sbarco degli inglesi qui era il 15 agosto, giorno dell’Assunzione della Madonna in cielo. Preghierina di ringraziamento per tutto e un pensiero a chi ci aspetta e a chi non c'è più. È ora di andare verso la Casa Blu. La Cheong Fatto Tze Mansion è un edificio storico costruito dall’industriale e politico cinese, nonché console generale e consigliere economico a Singapore, considerato l'uomo più ricco della Malesia, tra la fine
del 1800 e gli inizi del 900, dal quale prende il nome. È una casa museo diventata hotel con 18 stanze che l'hanno salvata dalla demolizione. Infatti il rischio alto di uno sviluppo invasivo ne avrebbe decretato la fine. Con un riutilizzo adattivo fu sviluppato un progetto di restauro che ha vinto premi dall’ UNESCO consentendole la continuazione. All'esterno è tutta blu, colore molto popolare nel periodo coloniale. È difatti conosciuta come Blue Mansion. Peccato che chiuda alle 16. 30. Siccome sono le 16. 00 non entriamo, rimandiamo a domani.
Via, direzione Street art. Ci divertiamo a metterci in posa tra i murales e scattare qualche foto. Prima però voglio finalmente assaggiare il famoso e temutissimo Durian. È un frutto grande e tipico del sud est asiatico. È verde e spinoso. Ha la caratteristica di essere molto puzzolente, quando si apre, tanto che è vietato portarlo all'interno di hotel e edifici pubblici. Se ne ricavano delle parti che sono grandi come spicchi ciccioni di agrume, mollicci e gialli. Non siamo mai riusciti a mangiarlo perché lo vendono in vaschette e in quantità industriali e non sapendo se ci sarebbe piaciuto abbiamo sempre evitato. Chiedo se mi danno una porzione piccola. Ok, aggiudicato. Sicuramente non mi hanno dato un buon Durian perché non ho trovato quell'odore di cassonetto sporco, e quel sapore così intenso che tutti descrivono. Mi ha ricordato la cipolla dolce.
Niente di paragonabile a ciò che dicono: “sa si melone misto a formaggio o andato a male e speziato”. Lo riproverò; anche Gigi che oggi non ha osato. Di passaggio sulla via di ritorno vediamo una marea di gente che entra ed esce da un bel negozio. È il Cheng Woh Medical Hall Che dal 1933 offre una varietà di spezie, frutta, carni, pesci, radici, bacche e qualsiasi osa usino i cinesi per il loro palato e la loro salute, tutto essiccato e/o tostato. Bellissimo, da non perdere. Acquisti fatti: anacardi, mandorle e un pacco di frutto della passione essiccati al naturale. È ora di rientrare per un doccia ristoratrice. Io vado pure di tinta.
Dai bianchi che avevo ora sono bianco/ biondo… L'Oréal dei miei stivali! Pazienza, la vita dura della diversamente giovane. Usciti per cena ci fiondiamo da Tina’s restaurant. Una simpatica e brillante signora cinese ci accoglie. Mangiamo due piatti composti, a base di riso, e non ci facciamo mancare i Samosa alle verdure (questi fagottini sono di origine indiana) e la BIRRA! Facciamo un giretto per aiutare la digestione e incappiamo in un palchetto dove si esibiva a in un metro quadrato una ragazza che ballava e cantava per un vasto pubblico di sei persone, sei! Neanche i parenti c'erano, povera lei. È ora di rientrare. Il contapassi, aggeggio integrato al mio smartwatch al quale non credo assolutamente e che non ho mai capito, mi da circa 90990099009900 passi fatti. Be’ diciamo che ho arrotondato, in difetto🤪, e che era un numero comunque esorbitante ma il senso si è capito, vero? 

P. S. Visitare e acquistare se vi va, perché i prezzi sono ottimi, al Cheng Woh Medical Hall Nella Campbell street, 164-C. Il sito ufficiale: www.chengwoh.com


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