17 febbraio
Con i biglietti già fatti online per il tragitto Ipoh Cameron Highlands, partenza ore 10.15 costo circa 25 euro a persona, chiamiamo un auto con Grab per arrivare puntuali alla stazione bus.
Tutto perfettamente riuscito. Il bus è partito mezz'ora dopo ma alla fine non è stato un problema. Comodo e abbastanza pulito. Arrivati alle Cameron Highlands dopo circa 2 ore e mezza ci accorgiamo subito che non è come pensavamo. Le Cameron Highlands sono costituite da vaste aree verdi. Stanno ad un'altitudine di circa 1500 metri sul livello del mare e

il clima è completamente diverso dal resto della Malesia: il Trentino d'estate. Le aree verdi sono prevalentemente adibite a piantagioni di tè, famoso e importante. Altrettante aree sono occupate dalla foresta. Si viene qui per questo. Molti sono i percorsi da fare in autonomia o con tour organizzati. A primo impatto ci sembra molto turistico. Alberghi che
si susseguono e che spodestano la foresta, negozi e tanti locali di ristoro. Prevalenza di musulmani. Pakistani, indiani e bengalesi offrono le loro prelibatezze in ogni dove. Troppo costruito. Il nostro alloggio dista circa 800 metri dalla stazione degli autobus, si chiama Father's Guesthouse Ed è davvero bello. Siamo in uno dei centri nevralgici

della zona. Siamo nella città chiamata Tanah Rata. L'altro centro è la cittadina di Brinchang a circa a 5 km da qui. Ci sono tanti turisti occidentali in giro. A pranzo ci fermiamo in una bettola cinese dove una coppia di anziani ci fa tanta tenerezza. La signora è sordomuta e ci invita (costringe) a sederci. Ok, la accontentiamo. Mai l'avessimo fatto. Ci ha convinti a prendere due piatti a suo dire, pardon, gesticolare, deliziosi. A Gigi è andata abbastanza bene. Il piattone meraviglioso si chiamava Nasi Lemak con pollo al curry. Un piatto di riso asciutto con un uovo, morto e nato prima della gallina, e pezzetti di pollo al curry che le avevamo raccomandato, a gesti, non piccante. Alla faccia!! Probabilmente non conosciamo bene il linguaggio sordomuti.

Ma veniamo al mio piatto: Asam Laksa, una zuppa con noodles e verdure e… e ananas e pezzetti di pesce ( forse) e tanto tanto piccante. L'aspetto era terribile, il sapore piccante e la consistenza viscida dei noodles che sfuggivano ad ogni tentativo di acchiapparli lo rendeva ancora peggio. Premetto, per chi non mi conosce, che mangio la qualunque e assaggio anche i topi del Tevere ma, per la prima volta in vita mia, ho lasciato un piatto quasi intatto. Non era possibile né vederlo né mangiarlo. La signora carina (🤦) continuava a chiederci a gesti se era tutto buono. Insistendo, voleva conferme continue. Stava diventando veramente pedante. Le dico che è piccante giusto per non farle un torto visto che per lei era il piatto migliore. Lei no, mi faceva capire che doveva piacermi e dovevo mangiarlo perché era una buona zuppa calda. Allora, vabbè la tenerezza, vabbè la comprensione, vabbè i gusti personali e va bene anche l'anzianità ma… Non posso commentare. Se scrivessi cosa penso e cosa ho pensato mi fareste arrestare. A digiuno, io, ma felice di esserlo, torniamo in hotel. Ci sistemiamo e decidiamo cosa fare domani. È ora di andare a cenare: indiano finalmente(!!!) . Domani, mappe online alla mano, faremo un trekking o hiking come si vuol chiamare che parte da dietro il nostro hotel.
18 febbraio
Ieri abbiamo capito che il tempo, meteorologicamente parlando, non è proprio da tropici al mare. Il cielo è sempre grigio. La mattina e la sera c'è freschino (18/20°) e il pomeriggio, dopo le 15.30, piove. Insomma, ci siamo ritrovati a cercare negli zaini la roba più pesante:
pile, tuta e giubbino. Cerchiamo di fare un percorso scaricato sapientemente da Gigi che dovrebbe essere “leggero”. Circa 7 km, con circa 350 metri di dislivello. È un percorso che inizia a bastone e poi a palloncino. Si arriva ad una cascata,
Robinson waterfall. Arrivati al suo cospetto si può tornare indietro (a bastone) ma noi abbiamo optato per fare anche l'anellino appunto.

Per iniziare, i primi due km non sono così entusiasmanti e sono proprio quelli del tratto a bastone. Dopo però inizia il vero percorso. La foresta si infittisce e il sentiero si restringe. È un lungo single trek che va su e giu, tra alberi maestosità e felci enormi. Muschi e foglie fanno da ornamento. È veramente bello. In alcuni tratti è tecnico e bisogna fare molta attenzione a dove mettere i piedi.

Superiamo la cascata che è in piena ma non è molto alta. Proseguiamo tra fanghiglia e tanto verde. L'anello non è per niente facile ma con un paio di scarpe adatte e un pochino di agilità e attenzione si può fare tranquillamente. Ripreso il tratto a bastone, dopo la sosta di snack con la nostra frutta secca, abbastanza stanchi, rientriamo in città. Sono le 14. Abbiamo impiegato 3 ore e mezza e consumato tante calorie. È da tantissimo che non facciamo trekking e tanto meno allenamento. L'unico che abbiamo fatto finora è stato quello in giro per le città visitate e il mare. A pranzo si torna dai nostri ormai amici indiani per i roti salati. Il roti, per le poche persone che non lo sapessero, è un tipico pane piatto, tipo schiacciata d'aspetto ma molto più sottile e saporita, dell'Asia meridionale. Dopo una lunga doccia ristoratrice ci impegniamo a finire di scrivere le nostre memorie e a sistemare foto e video nell'area comune dell'albergo, non senza un buon tè delle Cameron.
Anche a cena torniamo in India. Buonanotte
PS: Abbiamo postato un video che spiega meglio il nostro trekking :
Per il video premi qui
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